Pagina:Continuazione e fine della Replica del dottor C. Cattaneo alla Risposta dell'ing Giovanni Milani.djvu/41

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386 REPLICA ALLA RISPOSTA

prima nè poi, s’egli fosse solo una persona, e non un principio di discordia, d’illegalità e di confusione, un principio che non ci rimarremo di combattere, finchè non sia ridutto entro i confini dell’insignificante e innocua sua personalità. Infine, chi è quest’uomo, la cui gloria principale è d’essere stato in collegio? che ha egli operato? che ha egli scoperto? che altro si conosce di lui fuorchè gli errori suoi, manoscritti, stampati e confessati, e l’intrattabile indole sua, e la sua gelosía dell’altrui capacità, e la indefessa sua sollecitudine per i suoi vantaggi, e l’invincibile sua ripugnanza a passare dai progetti ai fatti?

Dobbiamo dunque ritornare all’intermesso argomento dei tanti errori suoi d’arte e d’economia? I punti già toccati da principio non bastano a provare la nullità della sua Riposta? Ma non sarà tediato il lettore di seguirci? Coloro, che, prima d’aver avuto il tempo di leggere l’inquarto del sig. Milani, andavano già schiamazzando, che il sig. Cattaneo doveva replicare, se poteva e ch’era polverizzato e disfatto per sempre, alle prime nostre pagine han cangiato governo; e ora vanno già ipocritamente esclamando, che sarebbe tempo di finirla colle personalità. A monte il gioco, perchè non si vince! Dobbiamo dunque tacere o parlare? Qual è il più sicuro consiglio? — Si tratta del vero e dell’utile. — Age quod agis.

Alle singole nostre osservazioni sugli erronei elementi del suo calcolo preventivo, il sig. Milani risponde, che non abbiamo diritto di parlarne (§ 384.°), postochè li aveva taciuti nel suo progetto a stampa; e sono un secreto dell’Officio tecnico; e certamente noi dobbiamo “averli spiati, o ne’ suoi manoscritti, od in quelli del cavaliere Donegani, o finalmente in quelli dell’eccelso Governo.” E che intende egli dire con questo? — E perché, nell’aprile 1839, ce ne mosse egli carico presso le Autorità politiche? — Le cose sono, o non sono, come noi le abbiamo dette? Ha egli fatto codesti spropositi, o non li ha fatti? — Se le nostre asserzioni sono infedeli, perchè afferma che sicuramente dobbiamo averle attinte ad autentica fonte? E se sono fedeli, che importa se le sappiamo per virtù di magìa bianca, o perché ne abbiamo preso nota quando, per sei ore di cinque o sei giorni consecutivi, sedevamo tediosamente nel suo Officio tecnico, a udire da lui la lettura del suo