Pagina:Continuazione e fine della Replica del dottor C. Cattaneo alla Risposta dell'ing Giovanni Milani.djvu/50

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DELL'INGEGNERE MILANI 395

cie di pianura; e le va innanzi anche quella di Como tra le provincie montuose. E la parte della provincia mantovana, ove girerebbe la strada è la men popolata di tutte. Quest’uomo, quando getta fuori codesti oracoli sulla convenienza, non è più da ascoltarsi che non quando rinega d’un tratto l’esistenza del Naviglio di Paderno, del Canal Fusa, del lago d’Isèo, del lago di Como, e delle loro 700 barche, e osa stampare che di sopra a Trezzo e Palazzolo non v’è “nessun’aqua navigabile, nessun canal manufatto”. (V. Qual linea ec. § 35.° p. 16.)

Ma ad ogni patto, per involgere a suo modo nella linea lombardo-veneta il lago di Garda, oltre ai 15 o per lo meno 11 mila metri della curva mantovana, dovremmo aggiungere i 10 mila metri del braccio da Castiglione a Desenzano; o altrimenti rimanere intercetti dal lago e dalle sue popolose e industri riviere.

Questa deviazione del sig. Milani per condurci verso Mantova, senza nostra voglia, e senza poi nemanco arrivarvi, è la gemella della deviazione che si propose per toccar Bergamo; e in lunghezza a un di presso vi corrisponde. Sommando queste due giravolte mantovana e bergamasca, potremmo avere all’incirca 30 chilometri. Dunque tutte le volte che la locomotiva correrà tra Milano e Brescia, tutte le volte ch’ella correrà tra Brescia e Verona, dovrebbe percorrere inutilmente questo soprapiù di strada. Facciamo conto che nei cinquant’anni del Privilegio vi si facciano solamente, come sulla strada di Monza, sei andate al giorno e sei ritorni, avremo 360 chilometri al giorno d’inutile corsa; ne avremo cento trenta mila in un anno; sei milioni e mezzo (6570000) di miglia metriche di corsa inutile nei cinquant’anni. Questo sarebbe il dècuplo del movimento ch’ebbe luogo su tutte le strade ferrate del Belgio nell’intero anno 1838 (chilom. 648775). I quali milioni dai nostri posteri si dovrebbero mettere per metà a conto Giulio Sarti, per metà a conto Giovanni Milani; poichè questi due ingegneri, con quel divario che passa tra i fatti dell’uno e le parole dell’altro, si assomigliano in questa idea più che i loro seguáci d’entrambo i campi non si siano data la fatica di pensare.

Per ciò che riguarda l’accesso alla strada ferrata pel Borgo dei Monforti, il lettore converrà con noi, che, per l’immensa circolazione di bestiami, di merci e di persone che avrebbe