Pagina:Contro Wagner, Riccardo Ricciardi, 1914.djvu/14

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10 il caso wagner

di fatale, di cinico, di candido, di crudele, — ed è in questo ch’esso partecipa della natura! L’amore per il quale la guerra è mezzo, e l’odio mortale dei sessi è fondamento! Non conosco alcun caso ove lo spirito tragico che è l’essenza dell’amore s’esprima con un’asprezza simile, rivesta una tanto terribile forma come in quel grido di Don Josè che chiude l’opera:

Oui, c’est moi qui l’ai tuèe,
Carmen, ma Carmen adorèe!


Una tal concezione dell’amore (la sola che sia degna del filosofo) è rara: distingue un’opera d’arte fra mille. Poichè in generale gli artisti hanno lo stesso torto di tutti gli altri: disconoscono l’amore. Anche Wagner l’ha disconosciuto. Credon d’essere generosi in amore perchè vogliono il vantaggio di un altro essere spesso a spese del lor proprio interesse. Ma, in compenso, vogliono possedere quell’altro essere. Dio nemmeno fa eccezione in questo. È lungi dal pensare: «Se io t’amo, ciò non ti riguarda». Egli diventa terribile quando non è contracambiato. L’amore — con questa parola si vince la propria causa presso Dio e gli uomini — è di tutti i sentimenti il più egoistico, e, per conseguenza, quando è ferito, il meno generoso. (B. Constant)