Pagina:Contro Wagner, Riccardo Ricciardi, 1914.djvu/9

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premessa 5

rebbe degna una finalità siffatta? di quale «vittoria su sè stesso»? di quale «negazione di sè»?

Il maggior episodio della mia vita è stata una guarigione. Wagner fu una delle mie malattie.

Non ch’io voglia mostrarmi ingrato verso cotesta malattia. Se in questo scritto io intendo dichiarare che Wagner è nocivo, affermo non di meno ch’egli è indispensabile a qualcuno: — al filosofo. Se no, si potrebbe forse fare a meno di Wagner. Il filosofo tuttavia non è libero di rifiutare i suoi servigi. Egli dev’essere la cattiva coscienza del suo tempo, — e dunque gli è necessario conoscere il suo tempo. Ma dove, per questo labirinto dell’anima moderna, potrebb’egli trovare una guida meglio iniziata di Wagner, un più eloquente conoscitore d’anime? La modernità parla il suo linguaggio più intimo a mezzo di Wagner: essa non dissimula nè il suo bene nè il suo male: ha perduto ogni pudore di fronte a sè stessa. E reciprocamente: si è molto vicini ad aver fatto il computo di ciò che lo spirito moderno vale, quando si è giunti ad esser d’accordo con sè stessi per quanto riguarda il bene e il male in Wagner. Capisco perfettamente che un musicista d’oggi ci dica: «Io detesto Wagner, ma non posso più sopportare una musica che non sia la