Pagina:Cordelia - Piccoli eroi.djvu/290

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282 piccoli eroi

zioni è un altro ragazzo, ha preso amore allo studio, e credo che passerà l’esame; non so in qual modo esprimerle la mia riconoscenza, per quello che ha fatto per noi.

— Non mi faccia andare in collera, — rispose il professore. — Che cosa dovrei dire io, che dopo averla conosciuta, dopo essere stato ammesso come amico nella sua famiglia, mi sono riconciliato col mondo? Vede, avevo avuto dei dispiaceri, ero disilluso; certe virtù credevo che non esistessero che nei romanzi, e lei mi ha fatto ricredere; poi sa, che la storia dei suoi piccoli eroi m’ha interessato molto? sa, che ha una grande facilità di raccontare e tener desta l’attenzione cogli scritti, e mi sorprende come non abbia mai pensato di pubblicare i suoi racconti, che mi piacerebbero tanto?

— Senta, professore, — disse la fanciulla, — è poco tempo che ci conosciamo, ma mi pare di parlare ad un vecchio amico, e voglio aprirle intero il mio cuore. Quando viveva la mamma, ed io ero una ragazza spensierata, non avendo altre occupazioni che i miei studi e i miei giuochi, avevo fatto anch’io un bel sogno; ed era di poter un giorno mettere sulla carta tutte le fantasie che mi passavano pel cervello, i sentimenti che traboccavano dal mio cuore, e poi di poter spargere quelle fantasie per il mondo, in modo che