Pagina:Costantino Beltrami.djvu/18

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molti pericoli ad inermi missionari. Noi non lo seguiremo nelle pittoresche descrizioni di spettacoli veramente sorprendenti sempre ed a tutti, maggiormente a lui che avea la coscienza essere il primo scrittore che li contemplasse e che ne potesse recare novelle alle nazioni; di quelle selve intatte, altissime e svariate, ove pompeggiano cipressi, pini, aceri, platani, querce; meravigliosi per grandezza e vetustà, cingenti i grandi errori del fiume, di quelle praterie naturali, ove s’estollono in mirabili gruppi fiori vaghissimi, di quei meandri e labirinti di laghi, di rivi, di stagni. Cooper e Chateaubriand ne trassero materia e colori per le splendide loro descrizioni, emulate testè da quelle di Longfellow, che cantò le sue impressioni d’altri spettacoli simili di quella sorprendente terra americana.

Dopo cinque giorni di viaggio da Pembenar uccise un orso bianco, unica bestia feroce che incontrasse, oltre i lupi che non assaliscono, ed andò approvvigionandosi di selvaggina e di riso silvestre e di qualche altra frutta.

In certo luogo i selvaggi suoi compagni che ritornavano fra i loro, per accorciare la via con traversata, lo abbandonarono solo col canotto, ed allora il nostro Beltrami, come il supposto Robinson, si vide affatto solingo, senza traccia umana intorno, in luogo misterioso. Quella immensa solitudine, quell’unico dominio della natura qualche volta gli parve sublime e gli lasciò le più profonde impressioni della sua vita.