Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/156

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
136 libro terzo

Non potendo per la sua lunghezza riportare intera questa lettera, ne compendieremo i termini.

Colombo diceva primieramente, che, sin dalla partenza per la sua prima scoperta, aveva fatto disegno di venire al suo ritorno in persona a presentare a Sua Santità la relazione di questa spedizione; ma che le pretese del Portogallo lo avevano obbligato a disporre in tutta fretta il suo secondo viaggio, e che, perciò, non aveva potuto mandar ad effetto il suo desiderio. Egli parlava altresì del suo terzo viaggio verso il sud-ovest, nel quale aveva trovato immense terre, e l’acqua del mare diventata dolce.

Soggiungeva che la sua anima fruirebbe di perfetta gioia, ove gli riuscisse finalmente di potersi presentare a Sua Santità colla storia delle sue scoperte, che aveva scritta espressamente per lei, tessuta nella forma ed alla maniera de’ Commentarii di Cesare1, cominciando dal primo momento sino al giorno attuale, nel quale si disponeva di fare in nome della Santa Trinità un nuovo viaggio, che sarebbe a gloria di lei e ad onore della santa religione cristiana. L’araldo della croce confessava al Santo Padre che lo scopo delle sue fatiche gli riusciva di ricreazione, e lo rendeva impavido ai pericoli, facendogli risguardare come nulla i patimenti, e i diversi generi di morte che ne’ suoi viaggi aveva affrontato, senza che il mondo gliene avesse la menoma gratitudine2.

Il rivelatore della creazione confida al Capo della Chiesa lo scopo dell’intimo suo desiderio: affrontò la grande impresa di impiegare i provventi che gliene risultassero per restituire il Santo Sepolcro alla Chiesa. Egli ricorda che fin dal suo arrivo in quelle nuove regioni, scrisse al Re ed alla Regina, che prima che trascorressero sette anni leverebbe cinquantamila fanti, e cinque-

  1. “La cual tengo para ello que es en la forma de los comentarios é uso de César.” — Carta del Almirante Colon á su Santidad. — Coleccion diplomática, Docum, n° cxlv.
  2. “La cual razon me descansa y hace que yo no tema peligros ni me dé nada de tantas fatigas é muertes que en osta empresa yo ho pasado con tan poco agradecimento del mundo.” — Carta del Almirante Colon à su Santidad, — Coleccion diplomática. Docum. n° cxlv.