Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/194

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174 libro quarto

Bartolomeo comandò al segretario maggiore della flotta, Diego Mendez, di scriverle immediatamente. Quando gl’Indiani videro vergare sulla carta caratteri neri, sospettaron artifizio di magia: paura li prese, fuggirono e credettero di render nullo il maleficio gettandosi al dissopra del capo, dal lato degli Spagnuoli, una polvere, che il vento spingeva verso di loro1. Nella sua orgogliosa suscettività, e nella sua corruzione, questo popolo pareva molto addentrato nell’arte magica2: gli abitanti della costa portavano talismani, praticavano l’imbalsamamento, rizzavano monumenti ai defunti, e ornavano le loro tombe di scolture rappresentanti figure d’animali, ed anche informi ritratti dei morti.

Appena terminata la riattazione delle caravelle, l’Ammiraglio, prima di mettere alla vela, prese per interpreti due indigeni. I loro parenti, afflitti per quella cattività, mandarono quattro di loro a trattare del riscatto, i quai recarono copia di pietre preziose. L’Ammiraglie fece loro doni, ma non rendette gl’interpreti. I quattro deputati raccontarono il niun successo della loro legaziene: l’imbarazzo fu grande per quelle povere genti; non sapevano più che cosa dare al gran capo degli stranieri. Le pietre preziose non erano riuscite: il loro presente delle due fanciulle era stato rifiutato precedentemente: imaginarono di offrire piccoli maiali selvaggi, estremamente feroci, nominati pecaris3: l’Ammiraglio gli accettò, e diede a ricambio altri oggetti, ma non rendette i due interpreti ll mercoledì, 5 ottobre, l’Ammiraglio levò le ancore, dirigen-

  1. Fernando Colombo, Vita dell’Ammiraglio, cap. xli.
  2. “En cariay, y en esas tierras de su comarca son grandes fechiceros y muy medrosos.” — Cuarto y alltimo viage de Colon.
  3. Begare que asi se llama adonde estaba.” Nell’idioma del paese si appellavano begare o pecare; donde noi abbiam fatto pecari. Secondo l’illustre Cuvier questo genere di porco differisce dai nostrali, “per un orifizio glanduloso aperto sul dosso, per le sannie corte e diritte che non sortono dalla bocca e pel difetto di coda e di un dito interno nel piede di dietro.” Cuvier, Annotazioni al quarto viaggio di Cristoforo Colombo, tradotto dalli signori Verneuil e de la Roquette, membri dell’Accademia reale spagnuola di Storia.