Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/128

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120 libro primo

dere i dotti scritti pubblicati o tradotti in quella lingua; da che erano nati vincoli di amicizia e di confraternità cogli Infedeli e una tolleranza pericolosa per l’ortodossia. Gli Arabi invitavano ai loro tornei i cavalieri cristiani; e questi rispondevano a tale cortesia con uno scambio d’inviti. Certe denominazioni arabe facevano trapasso nella lingua spagnuola; i cristiani pigliavano a prestito forme di acconciamento, di bardatura e di arme dai Mori più eleganti di Velez e Granata. Perfino nelle miniature dei libri ascetici ficcavansi reminiscenze arabe. Le imprese de’ cavalieri castigliani erano conosciute dai Mori; e dal canto loro i migliori gentiluomini sapevano i nomi de’ principali guerrieri arabi. I Mori simulavano altresì una specie di cavalleria. Gli aneddoti del Generaliffo, le filastrocche delle odalische dell’ Alambra si ripetevano sui balconi di Siviglia e ne’ gabinetti di Cordova. Si commentavano le controversie dell’Harem di Abul-Hassan, le gelosie sanguinarie della favorita Zoraya e il maschio carattere della sultana Aïxa, soprannominata la casta la horra. Le costumanze de’ Mori venivano insensibilmente adottate dagli Spagnuoli, al punto che don Alfonso de Aguilas avendo rifiutato la sfida del conte di Cabra, i suoi pari gli applicarono il Codice del duello pubblicato da un re moro, e la sua effigie, attaccata alla coda di un cavallo, fu tratta in mezzo agli Infedeli, secondo le leggi della loro cavalleria.

Il padre e il fratello d’Isabella avevano avuto al loro servizio maomettani. Gentildonne cristiane avevansi frequentemente servi mori: cristiani coabitavano con mori. Arabi damerini, bellimbusti in turbante, osavano mescolarsi colle castigliane a’ passeggi, a’ combattimenti dei tori, e venirle a spiare alla lor uscita di chiesa. I poeti dei due culti scambiavansi l’armonia de’ versi:qua un trovatore musulmano ritraeva ispirazione da una bella cristiana, là verseggiatori battezzati sospiravano in onore del velo o delle pantofole di una qualche invisibile figlia di cadì o di agà.

Isabella risolvette di richiamare i suoi sudditi da quest’ammirazione professata per maestri arabi, e di rendere più familiare fra i gentiluomini la lingua dd Diritto e della Chiesa, ritemperando nel suo elemento primitivo ii carattere della nazione.