Pagina:Critone.djvu/48

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Socrate. Dunque, essendo noi di accordo in questo, rimane a considerare se è giusto ch’io tenti di uscire di qua, non dandomene gli Ateniesi la licenza; ovvero se non è giusto. E caso che ci paia giusto, tentiamo; se no, lasciamo stare1. Perchè quell’altre considerazioni, la spesa, il vociare della gente, i figliuoli che non c’è modo di camparli, son buone, bada, per cotesto volgo leggero, che ti uccide senza una ragione al mondo, e ucciso t’ha, senza una ragione al mondo, potendo, ti revocherebbe a vita2. Ma



  1. Dimostrato che sopra tutto bisogna non commettere ingiustizia, la proposta di Critone va appunto esaminata a questa stregua: fuggire di proprio arbitrio, è giusto o no? Socrate agirà secondo la conclusione di tale indagine: chè, avvezzo a seguire in tutto la ragione, le obbedirà più che mai in questa occasione suprema.
  2. Inconsapevole, frutto di puro impulso, la condanna; inconsapevole la postuma pietà, e il biasimo a chi, potendo, non l’ha salvato. Nell’Apologia Platone fa che Socrate preveda la volubilità del popolo ai suoi riguardi: «Che se presso voi fosse una legge, com’è presso altre genti, che non si possa giudicar della morte in un solo dì, ma sebbene in molti, sareste persuasi, credo» (cap. XXVII). Appena uccisolo, il popolo si pentirà d’averlo ucciso.