Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/154

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144 saggio storico


Quando voi volete produrre una rivoluzione, avete bisogna di partigiani; ma, quando volete sostenere o menare avanti una rivoluzione giá fatta, avete bisogno di guadagnare i nemici e gl’indifferenti. Per produrre la rivoluzione, avete bisogno della guerra, che sol colle sètte si produce; per sostenerla, avete bisogno della pace, che nasce dall’estinzione di ogni studio di parti. A persuadere il popolo sono meno atti, perché piú sospetti, i partigiani che gl’indifferenti. Quindi è che, in una rivoluzione passiva, voi dovete far piú conto di coloro che non sono dalla vostra che di quelli che giá ci sono; e, siccome fu un errore e l’istituzione della commissione censoria e la prima pratica seguita per la formazione della guardia nazionale, perché tendevano a ristringer le cose tra coloro soli che eran dichiarati per la buona causa, cosí fu anche un errore, e fu frequente presso di noi, l’impiegare colui che volontariamente si offeriva, in preferenza di colui che volea esser richiesto, ed il servirsi dell’opera dei giovani anziché di quella degli uomini maturi. Non quelli che con facilitá, ma bensí che con difficoltá guadagnar si possono, sono coloro che piú vagliono sugli animi del popolo. I giovani non vi mancano mai nella rivoluzione; Russo li credeva perciò pi atti alla medesima: se egli con ciò volea intendere che erano piú atti a produrla, avea ragione; se poi credeva che fossero perciò piú atti a sostenerla, s’ingannava. I giovani possono molto ove vi è bisogno di moto, non dove vi è bisogno di opinione.

Giovanetti inesperti, che non aveano veruna pratica del mondo, inondarono le province con una «carta di democratizzazione», che Bisceglia, allora membro del comitato centrale, concedeva a chiunque la dimandava. Essi non erano accompagnati da verun nome; fortunati quando non erano preceduti da uno poco decoroso! Non aveano veruna istruzione del governo: ciascuno operava nel suo paese secondo le proprie idee; ciascuno credette che la riforma dovesse esser quella che egli desiderava: chi fece la guerra ai pregiudizi, chi ai semplici e severi costumi dei provinciali, che chiamò «rozzezze»: s’incominciò dal disprezzare quella stessa nazione che si dovea elevare