Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/212

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202 saggio storico


Speziale interrogò Conforti. Dopo avergli domandato il sua nome e la carica che nella repubblica avea ottenuta, lo fa sedere. Gli fa sperare la clemenza del re; gli dice che egli non avea altro delitto che la carica, ma che una carica eminente era segno di «patriotismo», e perciò delitto in colora che erano stati, senza merito e senza nome, elevati per sola favore di fazione rivoluzionaria. Conforti era tale, che ogni governo sarebbe stato onorato da lui. Indi gli parla delle pretensioni che la corte avea sullo Stato romano. — Tu conosci — gli dice — profondamente tali interessi. — La corte ha molte memorie mie — risponde Conforti, — Sí, ma la rivoluzione ha fatto perdere tutto. Non saresti in grado di occupartici di nuovo? — E, cosí dicendo, gli fa quasi sperare in premio la vita. Conforti vi si occupa; Speziale riceve il lavoro del rispettabile vecchio; e, quando ne ebbe ottenuto l’intento, lo mandò a morire1.

Qual mostro era mai questo Speziale! Non mai la sua anima atroce ha conosciuto altro piacer che quello di insultar gl’infelici. Si dilettava passar quasi ogni giorno per le prigioni a tormentare, opprimere colla sua presenza coloro che non poteva uccidere ancora. Se avea il rapporto di qualche infelice morto di disagio o d’infezione, inevitabile in carceri orribili, dove gli arrestati erano quasiché accatastati, questo rapporto era per lui l’annunzio di «un incomodo di meno». Un soldato insorgente uccise un povero vecchio, che per poco si era avvicinato ad una finestra della sua carcere a respirare un’aria meno infetta: gli altri della Giunta volean chieder conto di questo fatto: — Che fate voi? — disse Speziale; — costui non ha fatto altro che toglierci l’incomodo di fare una sentenza. — La moglie di Baffa gli raccomanda il suo marito... — Vostro marito non morrá — le diceva Speziale; — siate di buon animo:

  1. Questo fatto sembra tanto incredibile, che mi sarei astenuto dal narrarlo, se non mi fosse stato contestato da moltissimi degni di ogni fede. Ma, quando anche questi mentissero, gran Dio! quanto odio pubblico si è dovuto meritare, prima di mover gli uomini ad immaginare, a spacciare, a credere tali orrori!