Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/305

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

rapporto al cittadino carnot 295


Consideriamo la tragedia da un altro lato. I patrioti, per non essere interamente inghiottiti dalla voragine, non potendo piú sostenere la patria agonizzante, che giá dava l’ultimo sospiro, si rinchiusero, insieme co’ rappresentanti, ne’ castelli Nuovo e dell’Ovo. Ogni individuo mise allora la sua fiducia ne’ soliti miracoli che opera la libertá. Chi non si sovvenne in quell’ istante de’ greci alle Termopili, de’ romani al Campidoglio, degli abitanti della Carolina al forte di Wilson?

Durante lo spazio di molti giorni essi operarono prodigi di valore, che gettarono lo spavento negli animi de’ turchi, de’ russi, de’ siciliani e degl’insorgenti; in maniera che costoro non si azzardarono ad assalire i deboli asili del patriotismo. Al fuoco perenne dell’artiglieria, che agiva di giorno, si aggiungevano le sortite notturne de’ patrioti. Ma, accortisi di un fermento del popolo fanatizzato, assicurati dall’avvicinamento di una flotta inglese e ridotti all’estremo delle munizioni, essi deliberarono d’intavolare una capitolazione onorevole. Si stipulò dunque il trattato sotto la garanzia di Méjan. I generali de’ despoti coalizzati lo sottoscrissero, e per la pronta e fedele esecuzione si diedero nelle di lui mani cinque ostaggi.

Allora fu che, secondo il principale articolo della negoziazione, nell’alternativa o di restare impunemente ne’ propri focolai o pure di essere gettati nudi e miseri sulle coste di Francia, ognuno, resistendo alle tenerezze della sposa, a’ gemiti ed a’ singhiozzi del fratello, del genitore, del figlio, alle attrattive de’ beni di fortuna, ognuno fece la ferma risoluzione di non vedere il funerale della repubblica, e gettarsi piuttosto in un oceano di calamitá, di miserie e di pene, deliberando di ritornare a tempo opportuno a sottrarre da’ ceppi l’incatenata patria...

Ecco i Pelopidi, che la sfrontatezza di Méjan accusa di cicisbeatura e d’imbecillitá. La stessa perfidia condanna all’obblio quei prodi del forte di Viglieno, i quali, sopraffatti dal torrente delle forze nemiche, diedero fuoco alla polvere, contenti piuttosto di essere divorati dalle fiamme e restar seppelliti sotto le rovine della patria che cadere nelle mani della schiavitú. Trecento spartani, che avete fissato il rispetto del genere umano