Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/330

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320 rapporto al cittadino carnot

aguzzando i pugnali del fanatismo popolare, menarono i lugubri giorni dell’anarchia la piú esecrabile.

Ferdinando, profugo coll’intera famiglia, facendo uso de’ mezzi i piú orribili ed i piú disperati, lasciò Pignatelli in qualitá di suo agente in Napoli, colle nere istruzioni di organizzare il delitto e ’l brigantaggio e di suscitare i furori di una guerra civile, che avesse fatti distruggere l’un dall’altro tutt’i napoletani. — Tutto perisca, purché non vada in mano de’ francesi, — gridava Carolina qual baccante. Pignatelli, per guadagnar tempo ond’eseguire gli empi progetti, conchiuse un armistizio col generale Championnet, e, lungi di adempierlo, fuggí anch’egli in Sicilia, dopo aver armati gli assassini usciti fuor delle prigioni, i birri, i delatori, gli omicidi ed i facinorosi, lasciando Napoli in preda al disordine ed alla dissoluzione politica.

In cotesto stato di violenza, la punta del pugnale decise della vita, della libertá civile e della proprietá di ciascuno individuo. Fra innumerevoli altri, i due fratelli Filomarino e l’avvocato Scategna divennero le vittime de’ briganti prezzolati e fanatizzati. I dipartimenti furono del pari ravvolti nel vortice degli orrori. Gli uomini i piú probi caddero sotto i colpi degli empi organizzati dall’iniquo vicario. Gli albanesi, sulle rive dell’Adriatico, nel dipartimento del Sangro, avvezzi all’assassinio ed al contrabbando, per l’ésca del bottino formarono orde furiose, portando da per tutto l’infamia, la desolazione e la morte. I fratelli Brigida di Termoli, giovanetti forniti di virtú superiore alla loro tenera etá, strappati dal seno dell’infelice madre dal tribunale inquisitorio, seppelliti nel baratro delle carceri per quattro anni, appena riveggono la luce del giorno, appena co’ loro amplessi e co’ loro baci asciugano le lagrime dell’afflitta genitrice, che sono sbranati da questa infame masnada; ed un saccheggio, che non risparmia neanche le tegole e il pavimento della casa, corona il massacro. Che dirò di te, virtuosissimo Gennaro di Casacalenda? I tuoi talenti, la tua virtú senza esempio, il tuo disinteresse incomparabile non poté disarmare gli amici della fazione del delitto!. . Il tuo patrimonio non esiste piú; ed i tuoi figliuoli non hanno altra legittima che la rinomanza delle