Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/334

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324 rapporto al cittadino carnot


Roma cadde nell’abisso del dispotismo; e gl’italiani, perché formavano una nazione, non perdettero interamente la loro dignitá. Relativamente agli altri popoli, furono i piú fortunati. Se essi cessarono di esser liberi, furono almeno indipendenti; se fecero discapito della libertá politica, conservarono almeno la civile; se diventarono schiavi nel proprio paese, non cessarono di essere i padroni nelle regioni le piú remote, non mancando di arricchirsi delle spoglie dell’antico continente: in una parola, se al di dentro vennero conquistati dal dispotismo, continuarono ad essere conquistatori al di fuori.

Per gli cangiamenti insiti alla materia, la grandezza romana scomparve. Molte cagioni influirono a rovesciare l’edificio che i secoli aveano eretto. I boreali popoli, rifluendo nelle parti meridionali dell’Europa, assalirono l’impero di Occidente, che giá era invecchiato e languiva sotto l’enorme massa da cui era oppresso. Lo fecero a brani, dividendolo in tanti frammenti; e l’Italia fu la prima a soggiacere alla divisione. Onde i suoi abitanti, separati d’interessi, di governi, di leggi, di costumi e di usanze, come di monete e di dialetti, furono esposti alle sciagure della invasione, e presero tutt’i vizi de’ barbari, senz’averne le virtú. Che divenne allora la dignitá italiana? Che ne fu de’ monumenti delle arti e delle scienze? Appena se ne conservò una languida memoria: tanto la caligine dell’ignoranza aveva ottenebrato lo spirito umano!

Carlo magno procurò di accozzare gli atomi e formarne un corpo, il quale si sperava che non fosse caduto in dissoluzione. Ma i discendenti di Carlo non ereditarono coll’impero i di lui supremi talenti; onde la loro imbecillitá distrusse l’opera del genio.

Il papato poteva ovviare a cotesto gran male; ma gl’istrioni di Roma, lungi di pensare alla prosperitá italiana, per assicurarsi l’impero ch’esercitavano sugli spiriti, per fondare la grandezza temporale, mentre predicavano la chimerica felicitá dell’ altro mondo, per accumular tesori a spese della bigotteria, non badarono ad altro che a spandere il talismano dell’errore, perseguitare la virtú ed il sapere, combattendo cosí i sacri interessi delle nazioni.