Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/349

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rapporto al cittadino carnot 339

elevarsi né abbassarsi dal suo livello, verificava la massima: che i grandi cessano di esserlo, quando non si sta ginocchioni innanzi a loro.

Penetrate in Napoli le armi repubblicane, tutti gli sguardi e de’ francesi e de’ suoi concittadini si rivolsero nel fondo della sua solitudine. A voti universali egli venne eletto membro del governo provvisorio. La sua modestia però non gli permise di accettare la carica. Vi fu costretto la seconda volta; e Cirillo, facendosi un dovere di rendersi utile alla patria, imprese a percorrere la carriera difficile della legislazione. Sempre eguale a se stesso, sempre semplice, giusto ed umano, si sforzava di medicare le ferite e le piaghe dello Stato, nel medesimo tempo che non trascurava di frequentare gli ospedali e gli asili dell’indigenza.

La macchina politica si scompone, e la sua vecchiaia co’ capelli canuti non è rispettata da’ barbari. Cirillo vien posto nelle catene: a capo di tempo i carnefici gli dicono che, s’egli volea sfuggire la morte, bisognava che in tuono di pentimento avesse chiesta la grazia a S. M.; ma egli, non volendo accattare la vita a prezzo di una viltá, rispose: — Io non domando grazia alla tirannia. La giustizia della mia causa e di quella di tutt’i miei fratelli è riposta nella capitolazione. — Ecco un nuovo Trasea, piú grande e piú forte del primo.

Fu condotto a fare il costituto innanzi a Speziale. Interrogato del suo nome, rispose: — Domenico Cirillo. — Che eravate in tempo del re? — Medico. — In tempo della repubblica? — Rappresentante del popolo. — Ed ora in faccia a me? — In faccia a te sono un eroe. — E come un eroe morí.

Il pretismo è stato sempre la tazza di Pandora, da cui sono usciti i tanti mali che hanno afflitto il genere umano. Si prendano le societá nell’epoca della loro infanzia, si accompagnino ne’ periodi della puerizia, dell’adolescenza, virilitá, vecchiaia, e si osserverá che costantemente i preti, sotto le denominazioni di «druidi», di «maghi», di «gerofanti», di «brammani», ecc., languendo in seno di un ozio contemplativo ed abbrutendo lo spirito de’ popoli, hanno esatto da costoro il tributo della stima e della venerazione col frutto de’ loro travagli.

Il cattolicismo è stato piú fortunato nelle sue intraprese, come piú funesto ne’ suoi risultati, di tutti gli altri culti. I di lui ministri, piú furbi, piú ipocriti, piú magici, piú ambiziosi, piú intolleranti