Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/72

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62 saggio storico

XI

GUERRA


Tale era lo stato del Regno sul cadere dell’estate del 1798, quando la vittoria di Nelson ne’ mari di Alessandria1, lo scarso numero della truppa francese in Italia, le promesse venali di qualche francese, la nuova alleanza colla Russia e, piú di tutto, gl’intrighi del gabinetto inglese, fecero credere al re di Napoli esser venuto il momento opportuno a ristabilire le cose d’Italia.

Da una parte, la repubblica romana, teatro delle prime operazioni militari, piú che di uno Stato, presentava l’apparenza di un deserto, i pochi uomini abitatori del quale, invece di opporsi all’invasore, dovean ricevere chiunque loro portasse del pane. Dall’altra, l’imperatore di Germania rivolgeva di nuovo pensieri di guerra: né egli né il Direttorio volevan piú la pace; e si osservava che, mentre i plenipotenziari delle due potenze stavano inutilmente in Rastadt, i francesi occupavano la Svizzera ed i russi marciavano verso il Reno.

Il re di Napoli, per completare il suo esercito, ordinò una leva di quarantamila uomini, la quale fu eseguita in tutto il Regno in un giorno solo. In tal modo sulle frontiere, al cader di ottobre, trovaronsi riuniti circa settantamila uomini.

Mancava a queste truppe un generale, e, credendosi che non si potesse trovare in Napoli, si chiese alla Germania. Mack giunse come un genio tutelare del Regno.

Il piano della guerra era che il re di Napoli avrebbe fatto avanzar le sue truppe nel tempo stesso che l’imperatore avrebbe aperta la campagna dalla sua parte. Il duca di Toscana ed il re di Sardegna doveano avere anch’essi parte nell’operazione,

  1. Il giubilo per questa vittoria si spinse fino all’indecenza: non si seppe nemmeno serbar le apparenze della neutralitá. La flotta inglese era stata chiamata dalla corte di Napoli; dalla medesima corte, sebbene sotto nome privato, era stata approvvisionata.