Pagina:Cuore.djvu/155

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Il ragazzo lo guardava, confortato da un raggio di speranza.

- Vieni con me, - gli disse il contadino.

- Dove? - domandò il ragazzo, ripigliando la sacca.

- Vieni con me.

Il contadino si mosse, Marco lo seguì, fecero un lungo tratto di strada insieme, senza parlare. Il contadino si fermò alla porta d’un’osteria che aveva per insegna una stella e scritto sotto: - La estrella de Italia; - mise il viso dentro e voltandosi verso il ragazzo disse allegramente: - Arriviamo in buon punto. - Entrarono in uno stanzone, dov’eran varie tavole, e molti uomini seduti, che bevevano, parlando forte. Il vecchio lombardo s’avvicinò alla prima tavola, e dal modo come salutò i sei avventori che ci stavano intorno, si capiva ch’era stato in loro compagnia fino a poco innanzi. Erano rossi in viso e facevan sonare bicchieri, vociando e ridendo.

- Camerati, - disse senz’altro il lombardo, restando in piedi, e presentando Marco; - c’è qui un povero ragazzo nostro patriotta, che è venuto solo da Genova a Buenos Aires a cercare sua madre. A Buenos Aires gli dissero: - Qui non c’è, è a Cordova. - Viene in barca a Rosario, tre dì e tre notti, con due righe di raccomandazione; presenta la carta: gli fanno una figuraccia. Non ha la croce d’un centesimo. È qui solo come un disperato. È un bagai pieno di cuore. Vediamo un poco. Non ha da trovar tanto da pagare il biglietto per andare a Cordova a trovar sua madre? L’abbiamo da lasciar qui come un cane?