Pagina:Cuore.djvu/190

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avviticchiati a un albero del bastimento, guardavano il mare con gli occhi fissi, come insensati.

Il mare s’era quetato un poco; ma il bastimento continuava a affondare, lentamente. Non rimanevan più che pochi minuti.

- La scialuppa a mare! - gridò il capitano.

Una scialuppa, l’ultima che restava, fu gettata all’acqua, e quattordici marinai, con tre passeggieri, vi scesero.

Il capitano rimase a bordo.

- Discenda con noi! - gridarono di sotto.

- Io debbo morire al mio posto, - rispose il capitano.

- Incontreremo un bastimento, - gli gridarono i marinai, - ci salveremo. Discenda. Lei è perduto.

- Io rimango.

- C’è ancora un posto! - gridarono allora i marinai, rivolgendosi agli altri passeggieri. - Una donna!

Una donna s’avanzò, sorretta dal capitano; ma vista la distanza a cui si trovava la scialuppa, non si sentì il coraggio di spiccare il salto, e ricadde sopra coperta. Le altre donne eran quasi tutte già svenute e come moribonde.

- Un ragazzo! - gridarono i marinai.

A quel grido, il ragazzo siciliano e la sua compagna, ch’eran rimasti fino allora come pietrificati da uno stupore sovrumano, ridestati improvvisamente dal violento istinto della vita, si staccarono a un punto solo dall’albero e si slanciarono all’orlo del bastimento, urlando a una voce: - A me! - e cercando di cacciarsi indietro a vicenda, come due belve furiose.