Pagina:Cuore.djvu/26

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18 novembre.

dissi contro tuo padre, al quale il mio... si tiene onorato di stringere la mano.

Il carbonaio fece un gesto risoluto, come a dire: Non voglio. Il signore non gli diè retta, e il suo figliuolo disse lentamente, con un fil di voce, senza alzar gli occhi da terra: — Io ti domando scusa... della parola ingiuriosa... insensata... ignobile, che dissi contro tuo padre, al quale il mio... si tiene onorato di stringer la mano.

Allora il signore porse la mano al carbonaio, il quale gliela strinse con forza, e poi subito con una spinta gettò il suo ragazzo fra le braccia di Carlo Nobis.

— Mi faccia il favore di metterli vicini, — disse il signore al maestro. — Il maestro mise Betti nel banco di Nobis. Quando furono al posto, il padre di Nobis fece un saluto ed uscì.

Il carbonaio rimase qualche momento sopra pensiero, guardando i due ragazzi vicini; poi s’avvicinò al banco, e fissò Nobis, con espressione d’affetto e di rammarico, come se volesse dirgli qualcosa; ma non disse nulla; allungò la mano per fargli una carezza, ma neppure osò, e gli strisciò soltanto la fronte con le sue grosse dita. Poi s’avviò all’uscio, e voltatosi ancora una volta a guardarlo, sparì. — Ricordatevi bene di quel che avete visto, ragazzi, — disse il maestro, — questa è la più bella lezione dell’anno.


IL MIO COMPAGNO CORETTI.


13, domenica.

Mio padre mi perdonò; ma io rimasi un poco triste, e allora mia madre mi mandò col figliuolo grande del