Pagina:Cuore (1889).djvu/112

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100 gennaio

un capitano di Stato Maggiore da consegnargli il biglietto. Ma è stato un brutto discendere dopo quella carezza! Morivo dalla sete, temevo di non arrivare più, piangevo dalla rabbia a pensare che ad ogni minuto di ritardo se n’andava uno all’altro mondo, lassù. Basta, ho fatto quello che ho potuto. Son contento. Ma guardi lei, con licenza, signor capitano, che perde sangue.

Infatti dalla palma mal fasciata del capitano colava giù per le dita qualche goccia di sangue.

- Vuol che le dia una stretta io alla fascia, signor capitano? Porga un momento.

Il capitano porse la mano sinistra, e allungò la destra per aiutare il ragazzo a sciogliere il nodo e a rifarlo; ma il ragazzo, sollevatosi appena dal cuscino, impallidì, e dovette riappoggiare la testa.

- Basta, basta, - disse il capitano, guardandolo, e ritirando la mano fasciata, che quegli volea ritenere: - bada ai fatti tuoi, invece di pensare agli altri, chè anche le cose leggiere, a trascurarle, possono farsi gravi.

Il tamburino scosse il capo.

- Ma tu, - gli disse il capitano, guardandolo attentamente, - devi aver perso molto sangue, tu, per esser debole a quel modo.

- Perso molto sangue? - rispose il ragazzo, con un sorriso. - Altro che sangue. Guardi.

E tirò via d’un colpo la coperta.

Il capitano diè un passo indietro, inorridito.