Pagina:Cuore (1889).djvu/129

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superbia 117

Tutto pareva finito così; ma il muratorino, che è nel primo banco, voltò la sua faccia tonda verso Nobis, che è nell’ultimo, e gli fece un muso di lepre così bello e così buffo, che tutta la classe diede in una sonora risata. Il maestro lo sgridò; ma fu costretto a mettersi una mano sulla bocca per nascondere il riso. E Nobis pure fece un riso; ma di quello che non si cuoce.


I FERITI DEL LAVORO

13, lunedì


Nobis può fare il paio con Franti: non si commossero nè l’uno nè l’altro, questa mattina, davanti allo spettacolo terribile che ci passò sotto gli occhi. Uscito dalla scuola, stavo con mio padre a guardar certi birbaccioni della seconda, che si buttavan ginocchioni per terra a strofinare il ghiaccio con le mantelline e con le berrette, per far gli sdruccioloni più lesti, quando vedemmo venir d’in fondo alla strada una folla di gente, a passo affrettato, tutti seri e come spaventati, che parlavano a voce bassa. Nel mezzo c’erano tre guardie municipali, dietro alle guardie, due uomini che portavano una barella. I ragazzi accorsero da ogni parte. La folla s’avanzava verso di noi. Sulla barella c’era disteso un uomo, bianco come un cadavere, con la testa ripiegata sopra una spalla, coi capelli arruffati e insanguinati, che perdeva sangue dalla bocca e dalle orecchie; e accanto alla barella camminava una donna con un bimbo in braccio che pareva pazza e gridava di tratto in tratto: - È morto! È morto! È morto! - Dietro alla donna veniva un ragazzo, che aveva la cartella sotto il braccio, e singhiozzava. - Cos’è stato? -