Pagina:Cuore (1889).djvu/217

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alla ginnastica 205

guardare. Nelli discese e tutti gli fecero festa: era eccitato, roseo, gli splendevan gli occhi, non pareva più quello. Poi, all’uscita, quando sua madre gli venne incontro e gli domandò un po’ inquieta, abbracciandolo: — Ebbene, povero figliuolo, com’è andata? com’è andata? — tutti i compagni risposero insieme: — Ha fatto bene! — È salito come noi. — È forte, sa. — È lesto. — Fa tale e quale come gli altri. — Bisognò vederla, allora, la gioia di quella signora! Ci volle ringraziare e non potè, strinse la mano a tre o quattro, fece una carezza a Garrone, si portò via il figliuolo, e li vedemmo per un pezzo camminare in fretta, discorrendo e gestendo fra loro, tutti e due contenti, come non li avea mai visti nessuno.


IL MAESTRO DI MIO PADRE.

11, martedì.

Che bella gita feci ieri con mio padre! Ecco come. Ieri l’altro, a desinare, leggendo il giornale, mio padre uscì tutt’a un tratto in una esclamazione di meraviglia. Poi disse: — E io che lo credevo morto da vent’anni! Sapete che è ancora vivo il mio primo maestro elementare, Vincenzo Crosetti, che ha ottantaquattro anni? Vedo qui che il Ministero gli ha dato la medaglia di benemerenza per sessant’anni d’insegnamento. Ses-san-t’an-ni, capite? E non son che due anni che ha smesso di far scuola. Povero Crosetti! Sta a un’ora di strada ferrata di qui, a Condove, nel paese della nostra antica giardiniera della villa di Chieri. — E soggiunse: — Enrico, noi andremo a vederlo. — E per tutta la sera non