Pagina:Cuore infermo.djvu/12

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
12 Cuore infermo

alla predica non piangevi mai; non odiavi nessuno, eri contenta di tutti. Un carattere insopportabile, amica mia.

— Lo credi?

— Tanto è vero che anche ora mi dai su’ nervi. Almeno una simpatia, un’antipatia! Luigia, te ne ricordi? Amava i grembiuli ornati di ricamo a smerlo ed i lunghi orecchini d’oro, che la direttrice non le lasciava portare; Rosalia si nascondeva nei cespugli per udire il canto dei grilli; suor Angelica era pallida e malaticcia per amore della Madonna...

— E le tue simpatie, Amalia?

— Le mie? — chiese questa, e le tremava la voce.

— Hai scordato ora, la mia donnina dalla tenace memoria? — disse scherzosa Beatrice. — Quel bel giovanotto bruno che passava a cavallo dinanzi la porta del giardino e che non ti vedeva neppure, non lo amavi tu? La notte venivi a sederti presso il mio letto e piangevi e ti disperavi per la crudele indifferenza del tuo incognito eroe...

L’altra aveva chinato il capo e non rispondeva.

— E di quel cuginettino malinconico, poetino sconosciuto, con cui filasti un idillio sentimentale all’uscita dal collegio, che ne hai fatto? E Roberto Malagotti, l’allegro e spiritoso ufficiale di artiglieria, ha mutato guarnigione, nevvero? Che io mi sappia, nessuno di costoro è tuo marito, Giulio...

— O Beatrice! — invocò Amalia con le lagrimuccie negli occhi ed il broncio di un fanciullo sgridato.

— Ti dispiaccio? Ebbene, cara, ascoltami. Lascia stare i romanzi con me, io non ho fantasia per seguirti. Tutti viviamo bene, nel più vario dei mondi. Le nostre amiche avevano le loro simpatie, a quest’ora le avranno cangiate, oppure no; tu hai avuto i tuoi amori: li hai