Pagina:Cuore infermo.djvu/141

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Parte terza 141

— Non posso obbligarti. Voglio solo aggiungerti che questo vostro segreto familiare non è rimasto in casa e che fuori se ne discorre. Si compatisce tuo marito, Beatrice, e questo non può piacere nè a me nè a te.

— Me ne duole per voi.

— Non vedi tu che tuo marito fugge la casa? Egli esce il mattino per ritirarsi la sera, anzi la notte, ad ora avanzata; non ti accompagna, non cura di venir teco, passa le giornate senza vederti, gli sei fatta estranea: non è vero tutto questo?

— È vero.

— Non te ne senti offesa, almeno nella vanità? Io non ci capisco più niente. Voi altre donne, se non avete l’amore, avete almeno l’amor proprio.

— Io non penso a questo.

— Benissimo. Allora non ti deve importare il capriccio di tuo marito; un capriccio che sta per diventare una passione.

— Quale capriccio? — chiese ella, alzando gli occhi in volto a suo padre.

— Per la D’Aragona. La vedova di Gigino, una donna seducente. Hai dovuto vederla qualche volta. Tuo marito è sempre là da mattina a sera.

— Come lo sapete?

— Lo so di certo e ti basti. Il suo coupè è sempre fermo davanti al palazzo di Lalla D’Aragona. Egli va a dimenticarti colà. A te questo non importa. Ma vi è dell’altro. Ogni mattina tuo marito riceve una lettera, carattere femminile, daivisa poetic...

— Sarà dunque la contessa D’Aragona che gli scrive.

— È un’altra. La contessa ha il suo stemma. Ma non scrive mai. Egli non risponde a queste lettere, ma passa tutto il tempo presso quella donna piena di fascino.