Pagina:Cuore infermo.djvu/175

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Parte quarta 175


Paolo Collemagno, sbiancato nel volto e silenzioso; le pareva di ballarlo sulla via che dava sul mare, senza parapetto, senza siepe; le pareva che Marcello girasse ancora attorno ad essi, vivente ritratto di Paolo, fratello di Paolo; le pareva che irremissibilmente l’ironico ritornello del waltzer la trascinasse sull’orlo della via dove era il pericolo, il pericolo di una caduta profonda, profonda, profonda...

La carrozza dette un grande balzo contro un sasso e Beatrice si scosse di soprassalto dal suo letargo, si guardò d’attorno; avevano fatto più della metà del cammino.

— Dormivi? — le domandò Marcello, con indifferenza.

— Non dormivo.

— Ti potrebbe far male; la nottata è dolce, ma queste calme dell’autunno sono perfide.

— Ti assicuro che non dormivo — riconfermò Beatrice.

La sua voce, per solito così uguale e fredda, era diventata languida, lenta, quasi raddolcita.

— Ti è caduto il cappuccio — disse Marcello e stese la mano per alzarglielo sulla testa.

— No, no; lascia stare — disse ella prontamente, arrestandogli il braccio.

Egli sorrise con un po’ di amarezza. Stette per dirle qualche cosa, ma si rattenne. Beatrice era desta, adesso: non sognava più; poichè quegli strani pensieri così insoliti, così bizzarri, non potevano essere che sogni. Badava bene a non ricadervi. La sua mantiglia, foderata di seta, le dava un caldo insopportabile, la soffocava; la sbottonò un poco alla gola, per respirare più liberamente. L’avrebbe tolta via volentieri: ma vi era Marcello che ne l’avrebbe rimproverata. Passavano