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234 Cuore infermo


cuore deliziosamente infermo, nella mente innamorata, nei sensi lungamente aberrati, nella singolarità dei suoi gusti, nelle sue lagrime, nei suoi fiori, nei suoi abiti. Lo sentiva in sè, invincibile, indomabile.


III.


Nella sala da pranzo, dopo la colazione, Marcello aspettava che fosse all’ordine il piccolo coupè per uscire. Intanto leggeva il giornale. Beatrice discorreva col conte Domenico Sangiorgio, sogguardando tratto tratto il marito che continuava la sua lettura. Un servo entrò portando due lettere sopra un vassoio d’argento. Una era per Beatrice, l’altra per Marcello; ella prese la sua, dopo aver gittato una rapida occhiata su quella del marito. Veramente, mentre apriva la busta, le tremavano un po’ le dita. Non lesse neppure, distratta a guardare il marito che apriva la propria con un sorriso incerto; dal suo posto, con i suoi buoni occhi distingueva benissimo il simbolo sentimentale della busta: una rondinella che porta nel beccuccio una margheritina. Marcello leggeva e sorrideva, scuotendo il capo come colui che ha preveduto o sapesse perfettamente quanto legge. Da ultimo fece un moto di stizza e ripose la lettera nella tasca.

— Buone notizie, Marcello? — chiese lo zio.

— Notizie vecchie.

— Vale a dire?

— Vale a dire che quanto deve accadere, accade.

— Questa è sicuramente una notizia — disse, con un lieve sorriso Beatrice.