Pagina:Cuore infermo.djvu/249

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Parte quinta 249

IV.


La vita invernale ricominciava. Quell’anno l’inverno era rigido e ventoso, come quello dell’anno prima era stato umido e piovoso, come quell’anno venturo sarebbe stato dolcissimo, primaverile. Le popolane accendevano i bracieri sulle porte delle loro case, sollevando le scintille che il vento rapiva. I giovanotti mingherlini si perdevano negli enormi passamontagne. Un bambino era scivolato dalla culla nel braciere e si era consumato in un rogo involontario. Una vecchia era morta asfissiata, dormendo. Lo Skating-Rink arrivava al suo massimo punto di splendore che doveva essere anche l’ultimo, perchè in Napoli la popolarità di un uomo o di una cosa non dura più di un anno. Le signore erano contente del freddo, perchè potevano fare sfoggio di pellicce finissime e di stoffe molto care. Appunto era in voga il color nocciuola, che si guarnisce così bene con la volpe russa. Stagione bellissima per l’high-life, scrivevano i cronisti. Già la Filarmonica aveva aperto le sue sale per un concerto o per una rappresentazione in francese; i circoli serali si riprendevano uno ad uno; i venerdì musicali in casa Della Mercede diventavano frequentatissimi. Intanto che s’attendeva l’apertura del San Carlo, s’andava al Bellini, dove un’artista simpatica entusiasmava il pubblico nella soave Mignon. Nel carnevale si sarebbe riudita la Patti. S’organizzavano piccoli balli che dovevano servir di preludio ai grandi. La marsina si costituiva in permanenza. La vita mondana ripigliava possesso dei suoi sudditi.