Pagina:Cuore infermo.djvu/299

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Parte sesta 299

in un modo strano. In un intervallo, mentre non vi era nessuno, si alzò, lo attirò in fondo al palco, nell’ombra delle tendine, e gli dette un bacio rabbioso sulle labbra, e tornò a sedersi sul davanti, con la massima calma.

La sera, quando furono a casa, rimasti soli nella loro camera, gli si arrovesciò nelle braccia, senza una parola, pallida e muta di passione.


III.


Ma da quel giorno le crisi aumentarono e tutta la vita di Beatrice diventò una contraddizione, qualche cosa di sragionevole, di sconvolto, di folle. Tutta la orribile incertezza del suo spirito, il va e vieni di una malattia inesorabile, le alternative di fiducia e di disperazione, si riflettevano sulla sua esistenza. Sbalzava da un periodo all’altro, con un sussulto crudele che faceva crescere il suo male.

Dopo avere avuto un accesso rimaneva stordita, stupefatta, con una specie di ebetismo del dolore. Giaceva immersa in un grande annientamento, immobile, con gli occhi spalancati e senza sguardo, la faccia terrea, le mani gonfie e cadenti. Ma come si avvicinava a Marcello ella faceva uno sforzo potente di volontà, si rialzava, cercava di sorridere, sorrideva. Imparava l’arte di fingere, vi si addestrava, vi si perfezionava. Poi si lasciava ingannare e vincere dalla sua stessa finzione, si sentiva meglio, un poco di tranquillità rientrava nel suo spirito, passava qualche giorno senza che avesse patito qualche avvertimento del male; ella si rianimava, nutriva