Pagina:Cuore infermo.djvu/307

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

Parte sesta 307

retta sul volto, ella si divertì a buttar giù coriandoli, confetti, dolci, fiori, frutta, soldi, aiutata da Marcello, compiacendosi tutti due a fare scatenare tutta una ressa di gente che tendeva le mani.

— Ti diverti molto? — le chiedeva ogni tanto Marcello.

— Moltissimo — e rideva, rideva, attraverso la maschera.

Ma sotto la maschera le lagrime cadevano silenziose. Ella pensava ai morti nel Camposanto, cui non arriva il fracasso del carnevale. Il terzo giorno, quando v’era il getto dei fiori, non volle uscire. Si chiuse in camera sua, indossò un abito di lana nera e lesse tutto il giorno l’Imitazione di Cristo di Tommaso da Kempis. Ma il giorno del corso di gala alla Riviera, ella uscì con un equipaggio nuovo, con quattro cavalli e due di seguito, tre pariglie inglesi del valore di sessanta mila franchi. Nelle rosette bianche all’orecchio dei cavalli, era un brillante; la carrozza era piena di fiori; dentro ella parlava con suo marito, senza guardarsi d’attorno. Le sue amiche erano letteralmente furiose. Amalia diceva che Beatrice in un anno avrebbe mandato in rovina suo marito; ma che il suo abito di raso carmelite era irreprensibile. L’equipaggio non fece che due giri alla Riviera e se ne andò alla via della Marina, a meravigliare gl’impiegati delle assicurazioni navali, i doganieri, gli stoviglieri ed i marinai, abitatori di quella via. In quanto al ballo in casa Della Marra, Beatrice non vi andò che tardissimo, verso le due del mattino, tanto che si vociferava che non sarebbe venuta più, perchè era stata ammalata nella giornata; pure vi comparve così bella, così affascinante, così piena di vita, che subito si disse aver essa ritardato appositamente per produrre maggior effetto. Rimase sino all’alba. Ma quella sera, per la