Pagina:Cuore infermo.djvu/37

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Parte prima 37

— Dio vi conservi l’amore di vostro marito — mormorò la Celano, con un lieve sospiro di rimpianto.

— Grazie, signora — rispose Beatrice senz’altro.

— Vi auguro tanta felicità quanta ne meritate — disse la Giansante con quel tono equivoco, che smentiva quasi sempre le sue parole.

— È il miglior augurio che possiate farmi.

— Vi auguro che le vostre virtù di giovinetta rifulgano come sposa — aggiunse la duchessa Della Mercede, con la sua bocca stretta di spagnuola penitente.

— Lo spero anch’io.

— Vai tu a Parigi? — chiese l’Aldemoresco con la sua espansione vivace. — Farai un viaggio delizioso. Divertiti. Non ritornare presto. Io e Alessandro rifaremmo volentieri il nostro viaggio di nozze! Chi sa! forse verremo. Tuo marito è molto simpatico. Sarai felicissima, cara.

— Sì, cara. Ti attendo a Parigi.

— Dio vi accordi la gioia dei figli — le augurò sommessamente la duchessa di Alliano.

— Grazie, signora — e chinò gli occhi.

— Un matrimonio d’amore: non posso farvi altri augurii, cara Beatrice — disse la principessa di Montefermo, col suo nordico languore.

— Conosco il vostro cuore, mia buona principessa — fece l’altra eludendo la risposta.

— Ti auguro buona fortuna, Beatrice — disse la contessa Filomarino. — Se vai a Parigi, ricordati che non c’è che Worth capace di farti un abito presentabile.

— Grazie, me ne ricorderò.

— Non vi rattristate se lasciate vostro padre e Napoli — disse la contessina Wanderhoot; — anch’io soffersi lasciando la mia famiglia ed il mio paese. Fatevi lieta nell’amore del vostro sposo, come io ho fatto.