Pagina:Cuore infermo.djvu/65

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Parte seconda 65

per poco la serie dei teatri, vengono le riunioni di confidenza, dieci o dodici signore, dove si arrischia ancora una mezza toilette di giorno, dove si balla un sol giro tra amici; un grado di più, la commedia di salone, recitata da quella cara marchesa che pare non abbia fatto altro in vita sua che l’attrice, e dal conte che riesce tanto bene nelle parti di amoroso: abito chiaro di stoffa, molto lungo, scollatura in quadro, gruppo di fiori al petto; dopo la rappresentazione un po’ di ballo, ma proprio poco, sino alle due del mattino, per non andare troppo presto a casa, col rischio di scandolezzare altamente il nobile portinaio.

Ed infine il ballo, il grande ballo, dove anche bisogna andare, per tema che non si supponga qualche cosa di molto offensivo per i due giovani sposi: che siano cioè troppo innamorati, che siano gente di poco spirito, che il marito tormenti la moglie con la gelosia, che la signora abbia brutte spalle o pochi gioielli. La signora duchessa perderà tre ore con Worth per discutere la stoffa, la foggia, i fiori, le gradazioni dei colori; il giorno del ballo non andrà al Bosco, entrerà in un bagno profumato alle tre, dormirà sino alle cinque, pranzerà alle sei, andrà a vestirsi alle otto, finirà alle undici. Ci vuol del tempo per ridurre la ricca massa dei capelli alla sua minima espressione, in un’acconciatura dove la medesima semplicità è un’attrattiva di più; per le mille cure preliminari dell’abbigliamento, per indossare l’abito, senza guastarne le pieghe, per allacciare il corsetto in modo che assetti come la corazza di cui porta il nome, o come il guanto da cui si dovrebbe chiamare. La signora duchessa andrà incontro al marito, bella, fresca, ammaliante, ed egli avrà il grato ufficio di abbottonarle i molti bottoni dei guanti, di infilarle la pelliccia ampia, dalle larghe maniche, perchè non guastino l’acconciatura di sotto; il

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