Pagina:Cuore infermo.djvu/67

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Parte seconda 67


l’intimità morale che nasce dalla intimità materiale e viceversa, dalla compagnia di tutte le ore, di tutti i momenti, dalle stesse azioni compite nello stesso tempo, nello stesso luogo, dalla bella solitudine che pare così animata in due, dagli occhi che si guardano senza altri occhi importuni, nelle ore taciturne ed eloquenti, dalle mani che si toccano, dai pensieri che si seguono, fanno la stessa via e s’indovinano. Tutto questo è distrutto, abbruciato dalla vita mondana.


III.


Un giorno di febbraio, mentre Beatrice si faceva vestire per andare al Bosco, Fanny Aldemoresco entrò improvvisamente nella camera senza farsi annunziare, senza bussare, come una folata impetuosa di vento. Saltò al collo di Beatrice e la baciò sulle due guancie, prima che costei potesse dirle una parola di benvenuto.

— Sono giunta appena ieri, cara Beatrice. Ho mantenuto la promessa. Ma ce n’è voluto sai! Sandro non si sbrigava più!

E si buttò sopra una poltrona, senza badare allo scricchiolìo del suo abito stretto come un fodero, un abito che, come tutti gli altri, si sgualciva subito su quel corpo ribelle ed irregolare di zingarella.

— Ti aspettavo — disse Beatrice, sorridendole sopra la spalla della cameriera, che finiva di abbottonarle il corpo del vestito. — Hai tardato un poco. Qui abbiamo avuto cinque grandi balli.

— Peccato! Figurati che mi rodevo, leggendo i giornali francesi, coi resoconti delle vostre feste. Ero di un