Pagina:Cuore infermo.djvu/69

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Parte seconda 69

— Tu dove l’hai visto?

— Dalla Monsardo: ci va sempre... — E si morsecchiò le labbra, pentendosi subito della imprudenza commessa.

— Ah! — fece Beatrice semplicemente, senza rilevare l’osservazione.

— Non mi chiedi di Amalia Cantelmo? — domandò tosto Fanny, per cambiare il discorso.

— Infatti: dimmene qualche cosa.

— Mi è venuta a trovare prima che partissi. Ti abbraccia cento volte. La cara bambina è ora in una delle sue pose malinconiche; fa delle grandi toilettes di velluto nero con pizzi bianchi, si regge la testa con una mano, pare che si annoi molto e di tutto. Gli amici sperano che questo periodo passi presto. In casa sua sono sempre alle stesse: si amano, a quanto pare, ed intanto Roberto Giordano fa una corte strettissima ad Amalia e Giulio Cantelmo va dietro ad una certa Titina...

— Le solite storie — mormorò Beatrice.

— Le solite: Napoli non è molto divertente. Non succede quasi mai un grosso e bello scandalo che ci occupi per un mese. Infine, Parigi est la ville des villes. M’immagino che cosa han dovuto essere questi tre mesi per te, carina. Sposi, innamorati ed a Parigi! Raccontami, raccontami, Beatrice.

— Ora. Si è ballato da voi?

— Sì, un poco. L’ultimo dell’anno in casa dei Della Mercede. Sai che rigore di etichetta c’è da mia zia. Io mi c’infastidisco. Vedi, trovò perfino da ridire sulla corazza del mio abito! Capirai, la corazza era abbastanza semplificata...

— Qui se ne vedono delle semplicissime — disse sorridendo Beatrice.