Pagina:D'Annunzio - Il libro delle vergini.djvu/120

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

favola sentimentale 115

comune e sentimentale in quel luogo, in quel momento.

— Guardate...

Ella respingeva dolcemente i tentativi timidi di carezze che Cesare faceva con le dita malferme su i nastri della veste; e quella timidezza la seduceva. Cesare non guardava le foglie; perchè una piccola scarpa di lei luccicava in mezzo all’erba e su quella pelle iridata egli osservava i leggeri movimenti che Vinca ci metteva a tratti con le dita del piede stretto. E il pallore gli cresceva sul volto, perchè, gualcendo egli uno dei nastri, le dita urtavano a lei un ginocchio.

— Si fa tardi; andiamo - fece la signora alzandosi. Le tremavano le parole.

Ma quando si sentì le gambe avviluppare dalle braccia di Cesare che era rimasto prostrato come uno schiavo e tendeva in alto la faccia smorta ove un conato di riso pugnava co’l brividìo del desiderio,

— Traditore! - sussurrò ella, piegandogli flessuosamente su la bocca.