Pagina:D'Annunzio - Il libro delle vergini.djvu/132

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nell'assenza di lanciotto 127


— Avete bisogno di nulla?

— Ma no, di nulla...

L’impazienza irrompeva. Ella apriva le vetrate e poggiava i gomiti su ’l davanzale, cercando di respirare largamente la salute nell’aria. O chiamava a sè la piccola nipote Eva, che le si gettava addosso con la furia cieca dei fanciulli ebri di chiasso ridente nella faccia rossa di calore tra l’abbondanza del biondo.

— Oh nonna grande! — gridava la bimba incurante della pena recata alle ginocchia della vecchia nell’urto dell’accorrere. E rimaneva a riposarsi, mentre Donna Clara godeva immergere le dita signorilmente lunghe nella vitalità di quella chioma che esalava il profumo naturale dell’infanzia, come in un bagno salutare. Per un momento quell’espansione di tenerezza le faceva bene, sentiva per un momento da quel piccolo corpo, ancora tutto vibrante de’ moti anteriori, ripercuotere in sè una sensazione di gioia inconsciente; o meglio, ella sentiva che in quel piccolo corpo qualche parte del suo proprio essere riviveva come per passaggio di eredità, e ne gioiva. Sollevava il capo, della bimba; la voleva guardare in quei puri e profondi occhi, quasi sempre dalla meraviglia fatti maggiori.

— Ha li occhi e la fronte di Valerio; non è vero, Francesca?