Pagina:D'Annunzio - Il libro delle vergini.djvu/152

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nell'assenza di lanciotto 147


Ella era giunta nel folto, dove il cavallo si rifiutava di avanzare. I grandi pini sorgevano diritti ed inflessibili nel penetrale del bosco. Tutto in torno, nell’illuminazione verde, alberi, alberi, alberi.

— Fermati!

E si trovarono tutt’e due a faccia, impalliditi, esitanti; mentre i cavalli scalpitavano irritati dal morso.

— Avete urtato il braccio. Sentite male? - chiese Gustavo con la voce rauca e dolce. Egli costrinse il cavallo ad avvicinarsi, prese il braccio di Francesca leggermente, sbottonò la manica al polso. Francesca lasciava fare, guardava. La manica dell’amazone era così stretta! Si scoperse, tra il guanto e il panno nero, il polso rotondo, niveo, quel polso rigato di vene come la tempia di un fanciullo. Gustavo stringendo il polso tra le dita, con l’altra mano cercava di tirare in sù la manica. Il cavallo scuoteva le briglie lasciate su’l collo libere.

— Ecco!

Su’l braccio, vicino al gomito, c’era una macchia rossa che cominciava a illividirsi; una piccola ferita cattiva nel candore della pelle molle di lanugine. Gustavo la voleva baciare. Ma allora Francesca rapidamente, bellissima nell’atto, rapidamente,