Pagina:D'Annunzio - Il libro delle vergini.djvu/80

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le vergini 75

Dopo quella settimana solitaria di passione, ella ora deponeva il sacrificio ai piedi dell’altare; beveva il balsamo della parola di Dio, fissando li occhi in alto alla colomba radiosa e sentendosi a poco a poco naufragare nel pélago dell’estasi.

— Vieni dunque, vieni, dolce consolatore delle anime desolate, rifugio nei pericoli, protettore nella sventura. Vieni, o tu che purifichi l’anime da ogni macchia e ne guarisci le piaghe. Vieni, forza del debole, appoggio di quegli che cade. Vieni, stella dei naviganti, speranza dei poveri, salute di chi è per morire — incalzava Don Gennaro Tierno, alto nella pianeta d’argento, vermiglio in volto, con occhi forzanti le órbite, con gesti che parevano toccare il cielo.

Nella chiesa una calura grave si era addensata su i cristiani. Le navate si schiacciavano su i pilastri; in una vetrata la testa di San Luca evangelista raggiava percossa dal sole e il gran manto metteva nell’aria una zona di crepuscolo verde. Il púlpito marmoreo si levava come un miracoloso fiore mistico, in quel vapore di luce.

— Vieni, o Spirito, vieni ed abbi misericordia di noi!...

Giuliana teneva li occhi all’alto: sull’onda di tutte quelle invocazioni ella ascendeva verso il nimbo, penetrata dalla ineffabile soavità che attira l’anime