Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/138

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

la meretrice di Pirgo
invano aspettando il navarca,
Elena figlia del Cigno
s’accoscia e ronfia, nascosta
le mille sue rughe per entro
3038la grande sua bianca criniera„
pensava taluno di noi
sciogliendo la randa solare
che ben da noi stessi tramata
ci parve, col filo dei sogni.
E vidi il fanciullo nell’Alti,
in mezzo alla strage dei marmi,
3045ignaro di quella vecchiezza.

Il mattutino spiro
ci volse alla porta del golfo
corintio, tra i due promontorii
affrontati come molossi
che senza latrare protesi
già fossero all’impeto ostile
3052ma d’improvviso irretiti
in non so qual divina
ambage di rosei veli.
E un amore dei monti [L’amore dei monti]
indicibile era nei nostri
petti, e riconoscerne i volti
ignudi e chiamarli per nome
3059desiderammo. Ogni lume
ogni ombra ogni solco ogni asprezza
ci parve il segno d’un dio,


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