Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/164

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

l’ordegno tenea su l’ordegno
la vece dell’uomo. Il supplizio
carnale era bandito
per sempre, il Dolore assumendo
3780l’aspetto d’un re soggiogato.

L’ebrietà della forza
chiedea di placarsi nei riti
dell’Arte, nelle preghiere
unanimi verso le Forme
perfette, nell’innocenza
del rivelato Universo,
3787nel giovenile fonte
dei Miti innovati. Un immenso
desiderio di festa
traeva gli uomini, franchi
dalla notte e dalle fatiche,
alle pianure ove i morti
eran sepolti, lungh’essi
3794i fiumi paterni che al mare
portano su l’onda perenne
l’immortalità delle stirpi
feraci. Tutte le braccia,
pronte a crear la bellezza,
volsero le fiaccole al suolo
spegnendole innanzi alla Luce
3801raggiante per tutte le cime.

E un rombo confuso di canti
inauditi sonava


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