Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/186

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

di sotto al suo casco corintio
le schiere ordinate nel campo
e pesa il coraggio dei petti,
sì che al vile trema lo stinco
nello schiniere di bronzo
ma la virtù si rischiara
4410nel forte che pugna con arte.



XIII.
PAPAVERI, sangue fulgente
qual sangue d’eroi e d’amanti
innanzi a periglio mortale,
soli ardevate con meco
nella mistica chiostra
poi che giammai riaccese
4417vedrà il pellegrino le faci
del Dadùco nel tempio [La spiga mietuta in silenzio]
d’Ecàte. Ma i grandi triglifi
dorici splendevano bianchi
là dove Demètra si assise
crucciosa, il cor piena d’angoscia,
e isterilì la terra.
4424Tutto era doglia e mistero
su le fondamenta solenni.
L’ombra d’una nube curvata
era sul Callìcoro, come
l’ombra del mietitore
indicibile che innanzi


- 172 -