Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/239

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
DELLA TERRA E DEGLI EROI

che le vette eccelse dei monti
ove l’aquile hanno lor nido,
altitudine senza fonti
per la sete di chi sale,
5915dominio di violenza
e di dolore immortale,
sublimità del Male,
rapimento carnale
degli spirti verso novelli
cieli di potenza e di gloria,
in te ritrovai miei fratelli
5922disperato della vittoria.

Per venire a te primamente,
passai sopra il sangue ferino.
Persiste ancor nella selce
dell’Aurelia Via la vermiglia
macchia e al sole è splendente
come nella mia rimembranza?
5929Oh meriggio di primavera!
Le taverne eran piene
di carradori feroci,
di rauche voci, di bestemmie
crude, di oscene canzoni.
E un odor maligno di vino,
di fimo, d’ànace, d’aglio,
5936di sudori, d’olio fortigno
occupava la via romana.
Ma dalla campagna lontana
venìa sul vento a quando a quando


- 225 -