Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/290

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

7371titanii, l’erculee terme.

Le fauci belluine
della Folla s’erano aperte
dismisuratamente
per divorar la possa
della Città trionfale,
della tirannica madre
7378con tutte le sue opulenze
ed abominazioni.
Come il fiume contra i piloni
di granito, fra la distretta
degli argini, sotto la bassa
nuvola melmoso, la massa
carnale rigurgitava
7385schiumava in capo d’ogni strada,
e alla libidine atroce
ogni strada era suburra.
Valanghe d’ombra azzurra
si precipitavan dal cielo,
ché l’ombra parea più veloce
nel vespero violento.
7392Le torce ruggirono al vento.

E da presso e da lungi
io udiva il clamore,
io udiva gli ululi e i lagni [La gran doglia]
orribili della gran doglia
nella Città millenaria.
7398E il clamore era come


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