Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/314

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

dell’arsenà che travaglia
il patrio ferro dell’Elba
dietro il promontorio lunense.
Certo nell’infanzia selvaggia
ei t’apprese il crudo cipiglio
onde tu guatasti i Bonturi
8057e i Fucci e i ladruncoli immondi
e l’altra genìa per le terre
che il vicin tuo grande esulato
stampò di suoi fiammei vestigi.
Ma l’alpe di Mommio ha una vesta
di glauco pallore, e la Culla
sta con Montéggioli bianca
8064sopra un dolce golfo d’ulivi.

Sicché nel cor mi sovvenne
della sacra Fòcide, e il Plisto
nel lapidoso Motrone
riveder mi parve; e spirare
sentii per le alture e le valli
il soffio dell’Ellade, il nume
8071di Pan nei vocali canneti
presente, che ancóra conduce
pe’ tempi il Ritorno eternale.
Sostai nella selva palladia
attonito, e il ciel tra le frondi
era come il vergine sguardo
dell’occhicèrula Atena.
8078E quivi sedetti su l’erba
a meditare, o Maestro,


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