Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/38

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LAUDI DEL CIELO DEL MARE

su la prateria molle,
irsuti il pel selvaggio,
coperti di rugiade
come i bruchi villosi
in fondo alle corolle,
196m’annitrirono su i vènti
che parean recarmi il sentore
degli ippòmani favolosi
forte come un beveraggio.
Cantò: “Ben venga maggio!„
dal colle di ginestre
chiaro la teoria
203coronata di canestre
votive, e per le contrade
e per l’anima mia
trionfò Prosèrpina in veste
tosca obliando Ade.
Quante voci, quanti richiami,
quanti inviti nell’aurore
210belle! Ma ebbi altri risvegli.

Ebbi un letto vasto,
sacro all’amor cieco
e al perspicace
odio; vasto sì che giacersi
potessero con meco
e con la mia donna
217la forza e la grazia,
la crudeltà e la froda,
la voluttà e la morte.


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