Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/68

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

sinché contra l’albero a pioppo
ghindata fu tra fondo
e testiera, ordita la scotta
al paranco. E l’àurica vela [La vela]
fu gonfia d’un alito immenso,
più bella di tutte le cose
1043d’intorno apparite,
più di noi che l’aprimmo
libera, più pura e innocente
del cielo, una vergine forza,
un desiderio pudìco,
un arco acceso d’amore
pel suo segno, un candido spirto
1050tra il duplice Azzurro tutt’ala!

Egidarmata Atena,
ben tu ci volesti avverso
il vento perché nell’approdo
alla tua terra natale
io memore fossi
che sol nella lotta è la gioia.
1057Parea che l’aspra
tua verginità palpitasse
presente nell’ombra
della gran randa solare,
e che tu vigilassi
co’ tuoi occhi cesii l’alterna
opra dei naviganti
1064e tu le imprimessi in silenzio
la tua misura divina.


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