Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/72

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LAUDI DEL CIELO E DEL MARE

che vincoli di prigionieri;
man tese di mendicanti,
riso ambiguo di prossenèti,
1155e frode e fame in agguato:

tale m’apparve all’approdo
l’antica città degli Achei
artefice di diademi
e di vestimenta soavi.
Per le vie bianche, sotto
nembi di polve una bara
1162misera fra roche preghiere
recava il cadavere esangue
dal volto scoperto
simile al giallore del croco.
Alzato il teologo macro
su la piazza pulverulenta
a lenoni e vinai disvelava
1169con stridula voce il mistero
del dio senza muscoli. E i preti
scaltri, nelle tuniche sparse
d’untume nauseabondi,
al loquace inesperto
sorridean d’un perfido riso
pettinando con l’unghie
1176ricurve le luride barbe.

Diana Lafria, scomparso
era il tuo tempio agile a specchio
del golfo. Correa per ladre


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