Pagina:D'Annunzio - Laudi, I.djvu/77

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DELLA TERRA E DEGLI EROI

1295curvato quel dorso di belva,
scarnito quell’avida branca,
sepolto nell’orbita cava
quell’occhio ancor semivivo
senza cigli ingombro di sanie
e lacrimoso di sangue,
i millennii d’onta e di lutto
1302oppressero il cuor mio vivente.

E l’anima mia nel mio cuore
tremò d’infinita tristezza,
come innanzi all’aspetto senile
d’una già cognita gente,
di sùbito apparsomi in fondo
al funebre specchio dei tempi.
1309Ma risero i cari compagni.
E nell’artiglio proteso [La dramma]
dalla famelica lèna
io posi ridendo una dramma.
Mormorò ella parole
buie tra le vacue gengive
con la sua voce di tomba.
1316La grande sua bianca criniera
si dileguò nella notte.
E noi scendemmo la scala
di putrido legno. Cedette
un de’ gradi all’urto del piede,
s’infranse con gemito. Oh dolce,
dalla soglia del lupanare,
1323mirar le vergini stelle!


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