Pagina:D'Annunzio - Laudi, II.djvu/179

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SECONDO - ELETTRA



IX.
Nel novel tempo del Decamerone,
o Ser Lapo Mazzei, sottil notaio,
che buon villico foste e pecoraio
e, innanzi Fra Girolamo, piagnone,

5ogni giorno s’avea vostro sermone
"Francesco ricco" in quel giardin suo gaio,
alla Porta, fiorito dal denaio
dei fondachi di Pisa e d’Avignone.

Gli mutaste in bigello ed in albagio
10i drappi di Damasco e quei d’Aleppo;
ond’ei fece del Ciel l’ultimo acquisto.

Seguì nel Cielo Guido del Palagio;
e l’unta quercia del suo banco in Ceppo
ritornò, per i Poveri di Cristo.


X.
Ma al sol s’allegra in la vita serena
Messer Agnolo; e par che gli fiorisca
vermiglio il cor se Mona Amorrorisca
favelli, o canti Bianca la sirena.

5Il felice Bisenzio è la sua vena.
Discorrer fa la Sapienza prisca


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