Pagina:D'Annunzio - Laudi, II.djvu/44

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DELLE LAUDI - LIBRO

un'altra prega dalla pampinosa
90rama dei Monti d’Alba, dalla volsca
Velletri che disotto le sue mura
vide un mattino tempestar fra l’onda
dei cavalli il Leone ebro di Roma.
E un’altra ancora sta su la picena
95spiaggia, di là dal Tronto, e si ricorda
del bel naviglio che la prima volta
portò il fanciullo a Spàlato, a Gravosa,
a Sebenico, alla latina sponda
cui San Marco legò la sua galera;
100e prega in cuore e dice: “O creatura
delle mie pene, non ti rivedrò?„
Sì penano le madri in su la sera
al novilunio, alla dolce frescura.
E non, di qua dal Tronto, nella terra
105d’Abruzzi, nella terra ove riposano
i miei maggiori con la rugginosa
àncora di speranza e di fortuna,
non prega qualche madre per ventura
guardando su la placida Maiella
110tramontare la falce della luna?
Guarda greggi passare ad una ad una
lungh’esso il lito andando alla pianura
dell’Apulia, ai lor paschi, dall’altura
del Sannio che laggiù si fa nevosa;
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